Una giornata di sport

Oggi mi piacerebbe raccontarvi una mia esperienza. Senza velleità di insegnare qualcosa o di atteggiarmi a maestro di vita.

di Daniele Padroni FMS, NBBF, SFG II... e amante dello sport


Pochi mesi fa la mia ragazza, che è per me una musa in grado di motivarmi e tirare fuori il meglio di me, mi ha proposto di preparare insieme una competizione. Questa competizione si chiama Tactical Strength Challenge, una gara di forza che si compone di tre prove. Senza scendere nello specifico bisognava diventare forti! Forti per sollevare tanto peso da terra, per sollevare il proprio peso tante volte e per resistere 5 minuti portando un peso sopra la testa quante più volte possibile.

Preparare una gara come questa ha richiesto mesi di allenamenti molto molto impegnativi che sono stati resi sostenibili da una cosa, una soltanto: avere un obiettivo! Amo allenarmi! Amo la sensazione di fatica, amo vedere tanto peso sul bilanciere, amo sentire la gente che mi dice "Ma come cazzo fai?" Ma a volte non basta... porsi un obbiettivo, magari allenandosi insieme a dei compagni di squadra, quello fa la differenza! L'obiettivo, la data della competizione, diventa una scadenza entro la quale raggiungere la nostra forma migliore per affrontare NOI STESSI! Come si può vivere in un corpo senza conoscerlo approfonditamente, senza sapere fino a dove può spingersi?

Una manifestazione che si teneva nella mia città anni fa aveva come slogan "Lo sport non è un gioco", ho sempre pensato che fosse così: lo sport è un'allegoria della vita e come tale non può essere fine a se stesso!

In una gara ti poni un obbiettivo e vai in pedana dimostrando a te stesso che sei stato capace di indirizzare i tuoi sforzi verso qualcosa di specifico. Hai l'opportunità di scoprire quanto il corpo che ti ospita sia in grado di fare e quanto la mente che lo guida sia determinata per portarlo a quel risultato.

Partecipare a queste manifestazioni mi da la misura di quanto esista ancora lo sport vero, lo spirito che mosse De Coubertin a riproporre nell'era moderna le olimpiadi. Quello sport nel quale vorrei vivere e al quale vorrei dedicare la mia carriera, in cui la maggior parte del pubblico è costituito dagli altri partecipanti e in cui nessuno di loro si risparmia nel fare il tifo per chi sta svolgendo la propria prova: è un loro avversario, ma cosa importa? Ognuno sfida se stesso e c'è ammirazione per chi sa fare meglio. Mi dispiace miei cari "sportivi" ma il vero spirito agonistico si trova qui, nei palazzetti pieni di atleti che faticano e si sostengono a vicenda...

A rendere l'esperienza ancora più bella ci hanno pensato ragazzi, perché si può essere ragazzi a qualsiasi età, che hanno approcciato allo sport tardi e che si ritrovano a faticare accompagnati dal boato di tutto il palazzetto che scandisce ogni singola ripetizione, eseguita alla perfezione... perché in queste competizioni barare significa barare con se stessi, significa sbirciare la prossima carta facendo un solitario, mi dispiace per quei pochi che lo fanno, hanno tutta la mia commiserazione.

 Un grazie speciale a David Stocco, autore delle foto che rendono il ricordo di queste magnifiche esperienze ancora più bello!

Perché Atlas ha scelto...